Nuova conferma dell'eccellenza del Dipartimento di Neurologia dell'Ospedale S. Agostino Estense di Baggiovara. La struttura diretta dal professor Paolo Nichelli è infatti stata inserita tra i quattro centri italiani, 64 in tutto il mondo, che svilupperanno uno studio per mettere a punto una cura di prevenzione all'Alzheimer. Una strada sino a ora mai esplorata per contrastare una malattia che oggi solo in Italia colpisce circa 700 mila persone.
"L'obiettivo - spiega il professor Paolo Nichelli - è superare l'attuale trattamento, di tipo sintomatico, e intervenire su soggetti solo a rischio di sviluppare la malattia. Quando si parla della ricerca che ci vedrà coinvolti, anche se impropriamente, si fa riferimento a uno studio volto a individuare un vaccino. In modo scientificamente più preciso, si vogliono mettere a punto farmaci in grado di agire nella cosiddetta fase prodromica, ossia nel periodo in cui il processo patologico è latente e la dotazione neuronale del paziente ancora relativamente integra".
Lo studio non verrà effettuato su persone malate, bensì ad alto rischio di sviluppare la malattia. Complessivamente durerà 2 anni e 5 mesi e prevede la somministrazione mensile del farmaco Gantanerumab attraverso iniezioni sottocutanee su tre gruppi di pazienti. Applicando i rigorosi protocolli previsti in questi casi, a un primo gruppo verranno iniettati 105 milligrammi di farmaco, a un secondo 225, mentre un terzo gruppo riceverà un placebo (ossia nessun farmaco). In questi giorni, in particolare, è in corso la fase di screening, ossia di reclutamento dei pazienti. Potenziali partecipanti saranno persone che già oggi sono seguite in ambulatorio.
L'ALZHEIMER - La malattia è la forma più comune di demenza senile. È causa diretta dell'invecchiamento pertanto, aumentando costantemente l'attesa di vita della popolazione, aumenterà proporzionalmente anche il numero delle persone affette. Sebbene il processo patologico che porta ai sintomi conclamati inizi decenni addietro, ad oggi la malattia interessa il 7% dei soggetti tra i 45 e i 65 anni e il 40% degli ultranovantenni.
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